Descrizione
Come ogni anno in occasione dell’anniversario della Liberazione, la comunità di Cambiago si ritrova per ricordare coloro che persero la vita nella lotta di Liberazione e verso i quali abbiamo un sentimento di riconoscenza e il dovere di trasmetterlo alle generazioni future.
Ricordiamo.
Alberto Gabellini, comandante Walter, fucilato per rappresaglia dai soldati tedeschi il 9 marzo 1945. il Comandante partigiano, che con i suoi 27 anni era il più anziano dei “sette martiri” di Pessano.
Angelo Comotti, durante i combattimenti dell’esercito tedesco in ritirata, perse la vita a Torbole sul Garda il 30 aprile 1945
Pietro Mussini, cadde in un’azione partigiana contro un reparto tedesco sulla strada tra Cambiago e Gessate il 26 aprile 1945.
Nel grande capitolo della Resistenza italiana si intrecciano voci e gesti che ancora oggi interrogano la nostra coscienza collettiva. Furono pagine di storia indimenticabile, segnate da conflitti, atti di coraggio e gravi perdite, che portarono la nazione alla fine della guerra e soprattutto della dittatura.
La Resistenza fu un fenomeno collettivo, al di là delle appartenenze politiche di chi ne faceva parte, e in tutti coloro che vi aderirono vi era la consapevolezza di volere un mondo diverso. La consapevolezza di valori da difendere.
Oggi, come allora, la Libertà, la Giustizia costituiscono i pilastri fondamentali della convivenza civile, della democrazia, i diritti e le libertà civili si uniscono ai diritti e alle libertà sociali, come scritto nella nostra Costituzione.
Le parole della nostra Costituzione, così potenti e necessarie. Che andrebbero lette in ogni classe e in ogni ordine di scuola.
Di fronte a guerre, crisi ambientali, alla legge del più forte, può diffondersi un senso di rassegnazione e di impotenza. Prendersi cura delle istituzioni è il compito che ci dobbiamo assumere.
A coltivare questo impegno, ci aiutano date e ricorrenze. Ottant’anni fa, il 2 giugno del 1946, sconfitti nazismo e fascismo, terminata la Seconda guerra mondiale, nasceva la Repubblica Italiana. Questi anniversari non possono lasciarci indifferenti. Interpellano la nostra storia personale e il nostro impegno civile. Gli Italiani, quel 2 giugno del ‘46, con un referendum passato alla storia, scelsero tra la Monarchia e la Repubblica, ed elessero i membri dell’Assemblea costituente, che ebbe il compito di redigere la nostra Costituzione.
Le donne votarono per la prima volta, e 21 furono elette, ricordate come le Madri Costituenti. Cinque di loro fecero parte della Commissione dei 75, che ebbe il compito di scrivere la Costituzione della Repubblica italiana. Rappresentavano tutte le donne, tutte le staffette, tutte le partigiane che avevano lottato e contribuito con il loro sacrificio alla lotta di Liberazione. Possiamo ricordarci che la storia è fatta di scelte, e di slanci di coraggio. Di biciclette e di ragazze giovanissime: come la Rita, la nostra Rita, ragazza coraggiosa, che si entusiasmava con il racconto di un futuro possibile. Rita Caprotti, staffetta partigiana, classe 1924, prendeva il tram con i documenti nascosti sotto i vestiti e portava il materiale di propaganda nelle fabbriche di Sesto S. Giovanni. E fu per noi, arrivati dopo, testimone preziosa di quel tempo.
80 Anni della Repubblica italiana, in un anniversario simbolico, a 10 anni dalla morte, ricordiamo Tina Anselmi. Giovanissima staffetta partigiana, prima donna a ricoprire il ruolo di Ministro della Repubblica, sua la legge che istituì il Servizio Sanitario Nazionale. Esponente del cattolicesimo democratico, conquistò, con il suo lavoro , la dirittura morale e il coraggio nell’affrontare le sfide e le difficoltà di un’epoca complicata, la fiducia dei suoi avversari politici.
Nel 1981 Nilde Iotti, presidente della Camera, la incaricò di presiedere la Commissione di inchiesta sulla Loggia P2, ruolo che svolse con grande determinazione, incurante delle interferenze dei “poteri” che avrebbero ostacolato il suo lavoro.
Da ormai quattro anni, i nostri giorni ci mostrano immagini alle porte dell’Europa impensabili un tempo. Ucraina, Gaza, Iran, Libano, assistiamo ogni giorno a conflitti armati dove il Diritto internazionale e le Convenzioni di Ginevra, espressioni di una cultura di valori condivisa, vengono sistematicamente ignorati; provocando un numero drammatico di vittime civili, la distruzione di intere città e milioni di profughi, costretti a lasciare la propria terra.
Smarrita la Diplomazia e i suoi riti, la legge del più forte legittima la barbarie e un’impunità sempre più conclamata avanza.
Attraversiamo un tempo smisurato, perché ha perso la misura. Incapace di tessere relazioni e di farsi carico della fatica che comporta la mediazione.
Di fronte alla complessità di questi giorni, ribadiamo con forza la necessità di un’ Europa che si assuma l’unica vera responsabilità che l’è richiesta: difendere e prendersi cura della Democrazia. La nostra democrazia, così come la conosciamo e seppur imperfetta, ha solidi punti cardinali costruiti faticosamente nei secoli di Storia. C’è l’urgenza di un’Europa leader, capace di dare vita a una rete di alleanze con coloro che condividano i principi di una società libera e giusta, poiché La Democrazia senza morale è Tirannia, parole forti di un papa, gentile e mite, che affronta i potenti con il coraggio di un Leone.
E dunque, Europa, dalla storia di una civiltà antica, prenditi cura di ciò che ha valore, attraversando questo tempo da protagonista senza paura. Il compito non è facile, ma ti appartiene ed è finito il tempo dell’attesa.Concludo con le parole di Tina Anselmi, così attuali oggi.
“Capii allora che per cambiare il mondo, bisognava esserci”
VIVA La DEMOCRAZIA
VIVA L’ITALIA ANTIFASCISTA!
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Ultimo aggiornamento: 27 aprile 2026, 14:30